sabato 10 marzo 2018


THE DREAM OF GERONTIUS
 Oratorio in due parti

di Edward ELGAR (1857 - 1934) 


J. H. NEWAN  (non soggetta a ©)

Edward ELGAR nel 1917 (non soggetta a ©)

















Sembra incredibile che un musicologo scopra in vecchia età l'esistenza di un'opera musicale di fondamentale importanza. Di Elgar conoscevo le Enigma Variations op.36, la Sinfonia N.2 op.60 e il  Quintetto per pianoforte op.84.  La serie di danze  Pump and Circumstance op.39 - per la loro magniloquenza - devono avermi "distratto" dall'autore. 
L'opera dimenticata è l'oratorio "Il sogno di Geronzio" composto da Edward Elgar nel 1904 su libretto del Cardinale Newman, convertito al cattolicesimo.
Gerontius (nome che deriva dal greco geron = vecchio) è un uomo fra i tanti prossimi alla morte. 
L'oratorio è scritto per mezzosoprano, tenore, basso, coro e orchestra, ed è diviso in due parti che vengono eseguite senza soluzione di continuità. Nella prima il morente invoca la pietà di Dio e gli amici  lo assistono innalzando invocazioni tratte dalla liturgia e dalle Sacre Scritture. Nella seconda Gerontius non sa se il suo essere sia vivo o morto: sente che il corpo gli appartiene ancora, ma prova strane sensazioni di orrore per quanto lo circonda. Il suo Angelo custode lo sostiene ricordandogli che il tempo fugge e "siamo ormai vicini all'aula del giudizio".
I demoni ironizzano su cosa sia un santo, e finalmente l'anima di Gerontius viene al cospetto del Giudice, sorretto sempre dall'Angelo e dalle anime del Purgatorio.
Tanto si è detto sul wagnerismo di cui sarebbe improntata questa musica: il "Parsifal" è presente sin dall'inizio con la cellula tematica (la, sol#, la, sol) che farebbe pensare alla tonalità di la minore, per poi risolversi nel re minore. Fu detto da un suo amico editore: "Dal Parsifal nulla di questo tipo di musica mistica e religiosa è apparso". D'altronde, vogliamo ricordare quale influsso abbia avuto la musica di Wagner nei musicisti che l'hanno succeduto? Verdi non compose per una quindicina d'anni (tempo che intercorre tra "Aida" e "Otello"), dopo aver ascoltato il "Lohengrin". 

[1]  
Preludio orchestrale.      
Gerontius
Gesù, Maria - la morte mi è vicina, / e Tu mi stai chiamando; ora lo so. / Non per il segno del respiro incerto, / del gelo in cuore, del sudore in fronte // (Gesù pietà! Maria, prega per me!) / adesso sento, e il sentimento è nuovo, / (Signore, sii con me nell'ora estrema!) / che vado via, che io più non sono. // E' uno strano, un intimo sconforto, / (l'anima che ami, o Dio, si volge a te!) / questo svanire di ogni fondamento / e forza naturale per cui vivo. // Pregate per me amici, alla mia porta / batte un tremendo invito un forestiero, / un ignoto che, per mia angoscia e pena, / prima non è mai venuto da me; // pregate per me, amici, io non ho forza. 

Coloro che lo assistono
Kyrie eleison. / Santa Maria, prega per lui. / Voi tutti, Angeli santi, pregate per lui. / Coro dei giusti, pregate per lui. / Voi tutti, Evangelisti, Apostoli, pregate. / Pregate, Santi discepoli di Dio. / Pregate per lui, santi innocenti, / santi Martiri tutti e Confessori, / santi Eremiti tutti e sante Vergini, pregate per lui, santi tutti di Dio.

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Preludio: lento, mistico
Clarinetti, fagotti, corni, controfagotto, corno inglese, viole e contrabbassi - tutti strumenti dal timbro grave - introducono il tema suggerito a Elgar dalla levatura del testo di Newman, imbevuto di ispirazione cristiana. Verso la conclusione, il Preludio si fa concitato, con colpi di timpano che annunciano l'intervento di Gerontius prossimo alla morte.
La presenza di Wagner (mai negata dal compositore), in particolare del "Parsifal", è avvertibile subito ma è privata del clima angoscioso, dall'ansia di purificazione presente tra i custodi del Graal, per essere sostituita da una calma inquietante e innocente come lo stato d'animo di Gerontius che sente la morte vicina. La vocalità e l'accompagnamento orchestrale si allontanano dagli influssi wagneriani e, per quanto io sento, si avvicinano al candore schumanniano del Paradiso e la Peri (nella mitologia persiana è l'unione tra un angelo e un mortale).
Il cromatismo e i frequenti cambi di tonalità evidenziano il dolore e l'angoscia del morente. Coloro che lo assistono si fanno interpreti - dolci e meditativi - della forza venuta meno a Gerontius, invocando apostoli, martiri e angeli.

[2]  
Gerontius
Non posso più, ecco che torna / il senso di rovina, peggiore del dolore, / la prepotente negazione e perdita / di ciò che mi fa uomo. / E poi più aspro / un fiero, insonne orrore invade / la sede dell'anima. E, peggiore, / una qualche malvagità corporea / vaga col vento, disgustosa e blasfema, / guastando l'aria santa, e ride e batte / le schifose sue ali, / e mi fa pazzo di ribrezzo e sgomento. // Gesù, soccorso! Prega, Maria, prega per me! / Un angelo, Gesù! Quale a Te venne / nella Tua grande angoscia. / Maria, prega, per me prega, Giuseppe, prega per me. / Maria prega per me. //

Coloro che lo assistono
Tu salvalo, Signore, nell'ora della pena, / come tanti in passato per la Tua grazia: / Noè dall'acqua nello scampo di un rifugio; / (amen) / Giobbe dalla rovina delle molte miserie; / (amen) / Mosè dal paese di servaggio e pena; / (amen) / David da Golia e da e dall'ira di Saul; / (amen). / Così, per dimostrare il Tuo potere, / salva il Tuo servo nell'ora della pena. //
Gerontius
Novissima hora est; e volentieri mi addormenterei, / sfinito dal dolore. Nelle tue mani, / Signore, nelle Tue mani. //

Il Sacerdote e coloro che lo assistono
Proficiscere, anima Christiana, de hoc mundo! / (Parti, anima cristiana da questo mondo)
Va' per il tuo viaggio, anima cristiana! / Lascia il mondo! Và nel nome di Dio, / il Padre Onnipotente che ti ha creato! / Và nel nome di Gesù, nostro Signore, / Figlio del Dio vivente, che sanguinò per te! / Va', nel nome dello Spirito Santo, / Che si è riversato su di te! / Va' nel nome di Angeli e Arcangeli; / nel nome di Troni e Dominazioni; / nel nome di Principati e Potenze; / poi nel nome di Cherubini e Serafini, / va ', procedi! / Va', nel nome dei Patriarchi e Profeti; / e degli Apostoli e Evangelisti, / dei Confessori e Martiri; / nel nome dei santi Monaci ed Eremiti; / nel nome delle Vergini; e di tutti i Santi di Dio /  uomini e donne, va'! / Prendi il cammino! / E possa tu raggiungere il tuo luogo in pace, / e sia la sede il Santo Monte / di Sion: - per Lui, per il Signore Cristo.

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Dalla cellula tematica iniziale del Preludio, quasi a riprodurre il respiro di Gerontius morente, nascono tutti gli altri temi volti ad esprimere il respiro affannoso e il trapasso dell'agonia. Espressione musicale - sublime e irripetibile - del momento ascetico mirante alla purificazione spirituale e all'assoluto distacco dal mondo tramite la conquista della perfezione religiosa. Il sobrio canto del tenore evoca quello bachiano dell'Evangelista nella "Passione secondo Matteo".
Gerontius lascia questo mondo, e il Sacerdote gli ordina di proseguire nel suo viaggio. La musica evoca la solennità del momento e il coraggio dovuto (prendi il cammino e raggiungi il tuo luogo in pace!). 
Il grado di elevatezza letteraria e musicale - e maggiormente la sua radicalizzazione cattolica in un ambiente di religione anglicana - è stata la probabile causa della scarsa diffusione dell'Oratorio. 

PARTE SECONDA
[3]
L'anima di Gerontius
Ho dormito; sento ora il ristoro. / Strano ristoro; perché provo in me / una tranquilla levità e 
un senso / di libertà quasi fossi finalmente me stesso, / e mai lo fossi stato. Quale pace! /
Non odo il battito operoso del tempo, / né in me la fretta del respiro o del polso; né un 
momento differisce dall'altro. / Questo silenzio versa solitudine / nella profonda oscurità 
dell'anima; / che il dolce lenimento della sosta / ha in sé troppo rigore e affanno. /
Altro stupore: qualcuno ora mi stringe / entro il suo ampio palmo. Una pressione / dolce e
costante dice che il mio moto / non da me viene, qualcuno mi sorregge. / Attento! Ascolto 

un canto: eppure dire / in verità non posso se quei suoni / io li ascolto o li tocco o li assaporo./
Oh, questa melodia soggioga il cuore! //

L'Angelo

Ho fatto tutto, / il compito è finito, / così io giungo / per condurlo a casa:/ la corona è nostra,/
alleluia, / per sempre. // A me il Padre / ha affidato / questo terreno figlio / sin da che nacque, / per servirlo e salvarlo, / alleluia, / ed è salvo. // La creatura d'argilla / a me fu data / per reggerla e guidarla / in pianto, in tristezza / nell'angusta via, / alleluia, / dalla terra al cielo. //

L'Anima

Egli è un membro della famiglia / di esseri stupendi, che, avanti fosse il mondo, / milioni di ere indietro, hanno attorniato / il trono di Dio. / Voglio parlare a lui. Signore, o Forte, / mio Spirito Custode, salve a Te! //

L'Angelo

Salve a te! / Salve, fratello e figlio! Che vorresti? //

L'Anima

lo non vorrei null'altro che parlarti // per gioia di parlare, con te voglio / legame di coscienze; anche se certo / chiederei tante cose, se atto onesto / fosse soltanto e non indiscrezione.//

L'Angelo

Tu ormai non puoi / nutrire un desiderio da respingere. //

L'Anima

Parlerò dunque. Io credevo sempre / che nell'attimo in cui l'anima ansante / lasciasse il mortal peso, senza indugio / si inchinasse atterrita avanti a Dio, / per la sentenza e il luogo destinato. / Chi mi tiene lontano dal Signore? //

L'Angelo
Nessuno ti trattiene; ma con slancio / al Santo e Giusto giudice ti affretti. //

L'Anima

Angelo caro, dimmi, / perché non ho paura di incontrarlo? / Nella vita terrena per me furono/
la morte e poi il giudizio idea tremenda. //

L'Angelo

Sì, è perché / paura avevi allora, ora non più. / L'angoscia hai anticipato, e l'amarezza / 
della morte per te così è passata. / Anche perché già nell'anima tua / si è iniziato il giudizio./
Un presagio ti giunge, raggio sceso / dal giudice, segnale della sorte. / La calma gioia che t'invade l'anima, / la primizia è per te della mercede, / è il cielo che comincia. //

L'Anima

L'ora è giunta, svanita è la paura; / nel punto che ora preme, in cui il destino / si bilancia, posso guardare avanti / con gioia serenissima. / Ma ascolta! Assale i sensi / un truce strepito, tale da atterrirmi, / se ancora potessi aver paura. //

L'Angelo
Siamo ormai vicini / all'aula del giudizio; il cupo urlo / è quello dei demoni qui raccolti, /
avidi e torvi, a esigere il dovuto, / radunando i dannati. Attento al grido! //

L'Anima
Quanto sguaiato e aspro è lo stridore!

I Demoni
Infime zolle / di terra bruta, / quelli pretendono / di farsi dei, / per nuova nascita, / per special grazia, / contando i meriti, / come se scambio / potesse darsi / dell'alta mente, / dell'igneo sguardo / nei grandi spiriti, / sacre potenze, / capi legittimi, / primi signori / dell'alta reggia, /
regno di luce, / spossessati, / ripudiati, / abbattuti, / dalla tirannica / disposizione / d'un solo despota, / che, avendo espulso / la sua milizia, / ha dato, altero / e sempre ingiusto, / 
i nostri onori / ai canta-salmi, / ai baciapile, / ai servi ipocriti, / ai ladri abietti, / alle canaglie striscianti / che il suolo leccano / sotto i suoi piedi. //

L'Angelo
L'eterno rantolo del loro stato; / come bestie da preda prese in gabbia / vivono per ruggire odiosamente / vagando senza sosta avanti e indietro. //

I Demoni
Chi ha mente audace / e non soggetta, / chi è ardimentoso, / questo sappiamo, / non può aspettarsi / l'innalzamento. / / Che cos'è un santo? // Uno il cui alito, / prima che muoia, /
corrompe l'aria, / dopo che è morto, / è un mucchio d'ossa, / che i pazzi adorano. // Ah! Ah!//
La virtù e il vizio, bugie di schiavi. / È tutto uguale. / Ah! Ah! / Il velenoso / fuoco infernale /
sgomenta il vile. // Dategli il premio, / anche se è un santo, / ah!ah! / farà lo schiavo / per furbo calcolo, / ah! ah! / e certo tende / al suo Signore / per turpe scopo / non per amore. //


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Gli archi eseguono una musica fatta di pensosa meraviglia: un clima e un paesaggio senza tempo, corrispondente a quello vissuto nell'aldilà da Gerontius (provo in me una tranquilla levità ... questa melodia soggioga il cuore). Elgar usa spesso, nella seconda parte, il tempo di 3/4 - quello del minuetto o del valzer, ad esempio - per mostrare lo stato d'animo "leggero" vissuto dall'anima del protagonista.  
Il suo angelo custode lo rassicura accompagnato dal solenne
e rassicurante suono dei corni e dei legni: "paura avevi allora, ora non più". Un rullo di timpani annuncia la presenza dei demoni che Gerontius avverte, musicalmente, nelle frequenti dissonanze (insolite per il pubblico dell'epoca) che gli fanno dire: "quanto sguaiato e aspro è lo stridore".   
  

[4]
L'Angelo
Il giudizio ora è prossimo, noi siamo / alla presenza ascosa del Signore. //

L'Anima 
Odo le voci che ho lasciato in terra. // 

L'Angelo
La voce degli amici attorno al letto, / dicono con il prete il 'Subvenite'. / L'eco qui ci raggiunge: innanzi al Trono / sta il grande Angelo dell'Agonia, / quello che Lo assistè quando in ginocchio / solo nell'orto buio sudò sangue. / Quell'Angelo può meglio supplicarLo / per i tormenti di chi è morto o muore. //

L'Angelo dell'agonia
Gesù! Per l'atterrito sgomento che Ti colse; / Gesù! Per il freddo sconforto in cui languisti; /
Gesù! Per il palpito che incalzò il Tuo cuore; / Gesù! Per l'ammasso di colpe che Ti oppresse; / Gesù! Per il rimorso che Ti fece assedio; / Gesù! Per l'innocenza che Ti ha incoronato; / Gesù! Per la purezza che in Te ha trionfato; / Gesù! Per la divinità che a Te era unita; / Gesù! Risparmia le anime a Te care, / che in prigione Ti attendono pazienti; /
Signore, affretta l'ora di chiamarLe a Te, / alla gloriosa Casa dove per sempre fisseranno Te.


L'Anima
Mi presento al mio giudice.

Voci sulla terra
Sii clemente e benigno; risparmialo, Signore. / Sii clemente e benigno; affrancalo. Signore. 

L'Angelo
Lode al Suo Nome! / O dolorante anima beata! È in salvo, / dissolta e ravvivata dallo sguardo
di Dio. Alleluia! Lode al Suo Nome!

L'Anima
Portami via, e nel luogo profondo / fa' ch'io rimanga, / e fiducioso io sia notturna guardia, /
se mi sia imposto. / Lì, immobile e felice nel dolore, / solo e non orfano, / canterò la mia aria sempre triste / fino al mattino, / canterò per lenire il cuore affranto, / che mai non cessa /
di gemere struggendosi e bramare / l'Unica Pace. / Lì canterò al mio Amore lontano: /
portami via, / che più presto io risorga e in alto io guardi / Lui nella luce del giorno infinito /
Portami via, e nel luogo profondo / fa' ch'io rimanga. //

Le anime del purgatorio 
Signore, da sempre sei nostro rifugio: in ogni generazione; / prima che le cime, prima che fosse il mondo, / di età in età Iddio Tu sei. //

L'Angelo
Anima riscattata, con dolcezza      (Softly and gently)
ti stringo e con amore tra le braccia, / e ti adagio nell'acqua tempestosa / della sentenza, ti spingo e ti tengo. // Con attenzione ti immergo nel lago, / tu senza opporti, senza singhiozzare, / tra i flutti veloce fai la traversata / e giù sprofondi nell'oscuro immenso. //
Gli angeli, cui è assegnato il grato compito, / te inerte accudiranno e culleranno; / e messe sulla terra e preci in cielo / ti condurranno al Trono del Sublime. // Caro fratello, addio, ma non per sempre! / Sii paziente sul tuo letto di pena; / breve sarà la notte della prova, /
io poi verrò per destarti al mattino. // Addio! Addio! //

Le anime del Purgatorio
Signore, da sempre sei nostro rifugio: in ogni generazione; / prima che le cime, che fosse il mondo, / di età in età Iddio Tu sei. / Amen./ Non sprofondarci troppo: Tu dicesti, / Ritornate, voi figli di Adamo. / Signore! Quanto manca: / le preghiere per i Tuoi servi accogli. /
Amen. //

Coro di spiriti angelici (lontano)
Lodate il Santissimo nei cieli! (Praise to the Holiest in the height) grandioso! / e sia lode nel profondo / Amen! //


NOTA: il testo tradotto è tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Naz.le di Santa Cecilia, Roma, Parco della Musica 19 febbraio 2005.

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Un rullo di timpani annuncia l'ingresso dell'Angelo dell'agonia ("Gesù! Risparmia le anime a te care"). L'anima di Gerontius vede il volto di Dio e gli chiede: "Portami via, e nel luogo profondo fà ch'io rimanga". La presenza di Dio si manifesta in uno sconvolgente e riverente fortissimo (fffzp [più che fortissimo, accentato e subito piano]) dell'orchestra che produce un momento di grande impatto emotivo.  
Successivamente, la grande compassione dell'Angelo è espressa da una musica dolce e commovente: una melodia infinita, softly and gently - in tempo 3/4 - quasi una ninnananna a cullare la dolce eternità dell'aldilà. (15' 29'')
Da non scordare la presenza del Coro mai invasivo eppure spesso presente.
Opera dolcissima, fatta di pochi contrasti dinamici (perlopiù ruotanti intorno al p o pp (piano o pianissimo) e di ineguagliabile uniformità linguistica. Per il solo momento riguardante la presenza di Dio [il citato fffz], Elgar prescrive che "ogni strumento deve esercitare la sua massima forza": gesto espressivo della sua grande fede cattolica.

La chiusura della mia breve dissertazione è voce commossa delle forti e delicate emozioni provate: ossimoro più che mai appropriato per quest'opera che, col suo carattere ripetitivo e statico, esteriorizza l'immutabilità del tempo e dello spazio.




Registrazione del 22 dicembre 2017 presso la Philharmonie de Paris.
Magdalena Kožena mezzosoprano, Andrew Staples tenore, John Relyea basso.
Coro dell' Orchestre de Paris dir. Lionel Sow.
Orchestre de Paris dir. Daniel Harding.





  

giovedì 2 novembre 2017


RE  RUGGERO di  KAROL SZYMANOWSKI 
opera in tre atti  (1926)

Karol SZYMANOWSKI (1882 - 1937) - Immagine Wikipedia

Da anni non sentivo un'opera che coinvolgesse tanto profondamente la mia sensibilità. I miei lettori sanno quanto sia in me radicata la  convinzione che un ascolto motivato dev'essere permeato da un buon grado di razionalità. Un grazie all'«Accademia di Santa Cecilia» in Roma che, sotto la direzione di Antonio Pappano, ha prodotto - in ineccepibile forma concerto -  quest'opera di raro ascolto. Il recupero ha indotto "Sky Classica" a riproporla  nell'edizione 2009 del Festival di Bregenz, alla quale mi riferirò per stendere la breve e sobria analisi.

Per ogni recensione di opere rappresentate, si continua a scrivere degli influssi subiti dall'autore. Per "Re Ruggero" si citano Wagner, Debussy e Skrjabin; è ovvio che tutti i compositori sono  compenetrati dalla musica che li ha preceduti. Io ravviso - particolarmente nel canto di Roxana - il clima del primo Schönberg (quello del monodramma "Erwartung")Il grandioso organico e le raffinate elaborazioni orchestrali ricordano Richard Strauss e le sperimentazioni musicali del primo novecento.
Szymanowsky, di fede cattolica, e il coautore del libretto Iwaszkiewicz si rifanno alle "Baccanti" di Euripide, ma avendo bene in mente anche "La nascita della tragedia" di Nietzsche con la contrapposta compresenza degli dei Apollo e Dioniso: dio della perfezione formale e dell'equilibrio il primo, sregolato ed edonista il secondo. 
Il re normanno Ruggero II si trova in conflitto tra la sua radicata cristianità occidentale e l'attrazione per l'edonismo pagano del mistico Pastore orientale. Ma dopo la notte del baccanale che, seppure indirettamente, lo ha coinvolto, all'alba si libera dal fascino di Dioniso (il Pastore si presenta proprio in questa veste) e, moralmente arricchito, saluta, con un travolgente inno riparatorio, il Sole/Apollo.
Per cogliere maggiormente la semantica del linguaggio usato dal compositore, scrivo vedendo e ascoltando l'edizione del Festival di Bregenz, provvista di sottotitoli.  

Atto primo
In una chiesa si sta celebrando una messa solenne. L'arcivescovo e la badessa si interrogano sulle ragioni dell'allontanamento del popolo dalla chiesa. Il saggio consigliere del re, Edrisi, interviene fornendo una descrizione del pastore responsabile della diffusione di una nuova religione. L'arcivescovo pronuncia dure parole di condanna, ma la regina Roxana intercede affinché venga fornita al pastore la possibilità di spiegarsi. L'arrivo di quest'ultimo muta completamente l'atmosfera: egli proclama il suo credo e si abbandona all'elogio dell'amore e della bellezza. Roxana ne è attratta e si unisce a lui nel canto. Il richiamo di Ruggero al silenzio infrange improvvisamente il clima estatico; il re lascia partire il pastore e gli dà appuntamento per la sera stessa al palazzo reale.

Atto secondo

Nella profonda notte stellata, nel cortile interno del palazzo, Ruggero ed Edrisi attendono. Giunge il pastore con i suoi, annunciato da lontano dal suono di tamburello e cetra, e saluta il re in nome dell'amore eterno: parla della nuova religione, delle sue origini e invita alla musica e alla danza. A questa si abbandonano tutti i discepoli del pastore, e anche Roxana. Ancora una volta è la voce del re a porre fine al clima d'estasi. Un tentativo di incatenare il  pastore non ha successo, ed egli può lasciare il luogo seguito dai suoi e da Roxana, come in sogno. Il re, rimasto solo, depone corona e mantello e si appresta a seguire gli altri.

Atto terzo
Guidato da Edrisi, il re giunge fra le rovine di un anfiteatro greco; chiama Roxana ed ella gli risponde: gli dà il benvenuto, perché è entrato nel regno dell'amore in umiltà e senz'armi. Sull'altare posto al centro dell'anfiteatro appare il pastore, nelle vesti del dio Dioniso; tutti si trasformano in baccanti, driadi e satiri. Quando la notte giunge al termine, il re saluta Apollo nel sole nascente: sono partiti tutti ed egli è rimasto solo, rinato e arricchito dal credo dionisiaco senza esserne divenuto adepto. 
                                                                                     (tratto dal programma di sala dell' Accademia di S. Cecilia)

ATTO I: l'azione si svolge in un tempio cattolico di origine bizantina (Szymanowski aveva visitato la Sicilia e si rifà alla Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni dove - nell'abside - sta il mosaico di Cristo Pantocratore). La corte del re è turbata dall'arrivo di un Pastore proveniente dall'Oriente ed eccezionalmente bello. Egli - elogiando la bellezza e l'amore - affascina la regina Roxana sposa del Re Ruggero che, sconvolto, gli fissa un incontro.
L'inizio dell'opera, affidato al coro e alle voci bianche, è molto suggestivo e permeato di orientaleggiante spiritualità: quella dell'  Hághios Théos (Santo Dio), che ricrea l'aurea atmosfera della chiesa bizantina. 
La poderosa orchestra, con prevalenza degli ottoni, commenta l'ingresso in scena del Pastore annunciato da un colpo di timpani. Il re lo invita a parlare. "Il mio Dio è bello  come me!" risponde con un canto estasiato, esternazione del divino che sta in se stesso. E' un canto dolce, affidato alla voce di tenore, fatto di notevoli salti di grado senza essere impervi: lui non intende imporsi forzatamente ma con convincente delicatezza: "Il mio Dio è il buon pastore che va per strade pietrose e cerca smarrite greggi, e l'uva in mano tiene". (Szymanowski identifica Dioniso con Bacco dipinto da Caravaggio).


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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto I

ATTO II: un commovente Interludio di sapore wagneriano, apre la scena all'interno del palazzo del re che sta seduto sul trono in attesa del Pastore qui convocato.
Roxana, voce di soprano, canta in modo ondeggiante - un impervio salire e scendere della voce - come l'animo suo turbato dalla presenza del Pastore. Re Ruggero, baritono, esprime la sua regalità con un canto a volte disteso - ma dalla difficile linea vocale - altre concitato per mostrare il suo turbamento nell'attesa.


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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto II - Aria di Roxana, Sgomento di Ruggero

L'arrivo del Pastore è annunciato da squilli di tromba e da un disegno contrappuntistico che si accentua con l'intervento dei corni e un amalgama di suoni orientaleggianti. Lui si presenta con un impervio salto di ottava (Haslo: Roger = la parola d'ordine: Ruggero).
Re Ruggero canta tormentate note che evidenziano il suo conflitto interiore: "Perché mai trema il mio cuore?" (l'omosessualità di Szymanowski traspare con evidenza).
Il Pastore invita tutti a seguirlo. 
Nella danza sfrenata del baccanale, sono evidenti gli influssi esotici della musica orientale: l'uso delle percussioni, del cromatismo e dei microintervalli (la distanza tra un suono e l'altro è più piccola del semitono. La scala temperata occidentale comprende 12 semitoni: l'intervallo più piccolo è, appunto, il semitono [es:do-do#]) tipici di quel genere di musica, sono affidati al Pastore, contrapposti all'armonia su tonalità scure di Re Ruggero che evidenziano il suo conflitto interiore. Getta la sua corona, butta a terra la spada e  il mantello simboli del potere, e  ordina alla corte: "Seguiamolo! Il re va (diventa) pellegrino".

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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto II - Arrivo del Pastore, Baccanale

ATTO III: rovine di un teatro antico. Musica tipicamente polacca: la mazurka e quella arcaica popolare. Musica elaboratissima e conquistatrice: la voce di Roxana proviene da luoghi remoti e si mischia con quella del Pastore e di Ruggero sconvolto dalla rinnovata bellezza di Roxana (ma nei tuoi occhi vedo un mistero più profondo che nella luce delle stelle). La musica si fa densa con la contrapposizione dei numerosissimi strumenti che compongono l'orchestra, i solisti e il coro in una pagina musicale di rara complessità e capacità penetrativa negli spettatori.
Szymanowski, e il librettista cooautore Iwaskiewicz, non scordano 'La nascita della tragedia' di Nietzsche e la contrapposizione degli dèi Apollo e Dioniso; l'uno dio della perfezione formale e dell'equilibrio comportamentale, l'altro dio della sregolatezza e dei piaceri voluttuosi. Re Ruggero rappresenta l'ordine apollineo che viene sconvolto - e in buona parte sommerso - dalla presenza primordiale e dionisiaca del Pastore: "vi invito a un viaggio infinito, a una danza gioiosa". Roxana sente in sé una forza misteriosa, getta il suo mantello e si unisce ai clamori orgiastici della folla. Il Pastore/Dioniso irradia una luce soprannaturale e sparisce. La musica si cheta al suono del corno inglese e la scena si fa vuota ad eccezione di Re Ruggero che - sentendosi attratto da Dioniso - si rivolge al sole: "e dal fondo della mia solitudine io afferrerò il mio cuore  limpido e l'offrirò al sole!".  

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SZYMANOWSKI - RE RUGGERO - Atto III - DIONISO


Il suo conflitto interiore sembra superato: Apollo e Dioniso convivono in lui.
In noi permane la nostalgia di quest'opera fatta di rapimenti estatici ed estetici. 







martedì 12 settembre 2017


JEAN SIBELIUS
 musicista dei paesaggi nordici 






foto tratta da 'The Grand Lodge'

Come rimanere insensibili ai colpi di timpani che danno inizio alla settima sinfonia in un toccante adagio svolto dagli archi e dai legni? Non è un motivo 'cantabile' (nel senso proprio di poterlo canticchiare), ma è molto intenso e penetrante nella sfera affettiva, austero e sconsolato come lo sconforto e l'angoscia che Sibelius stava vivendo al tempo della composizione. Si era rifugiato nell'alcool come mezzo di controllo - secondo la sua convinzione - del tremolio della mani che gli impedivano di scrivere e dirigere.

clicca VEDI e ASCOLTA  inizio della Sinfonia 






Parlo della Sinfonia N. 7 in Do maggiore op.105 composta da Jean Sibelius (1865 - 1957) nel 1924 in un unico grande movimento: perciò - in un primo tempo - l'aveva denominata Fantasia sinfonica. Eseguiti senza soluzione di continuità, stanno al suo interno, un adagio, un vivacissimo, un allegro molto moderato e una coda conclusiva, ancora in tempo adagio: drammatica al punto da evocare - sommessamente ma insistentemente - l'«urlo» di Munch. 
Un grido di stupore anziché di orrore, suggerito dalla natura pervasiva che circonda l'uomo del quadro: la natura scandinava comune ai due artisti che diviene 'nostra' - propria di noi ascoltatori della settima sinfonia di Sibelius.
Intendo scrivere di quest'opera in termini per me nuovi perché privi di considerazioni teoriche riguardanti la prassi musicale.
Perché questo mio mutamento, questo ripensamento, questa mia ponderata meditazione su di un'opera che conosco da oltre un quarantennio? Invecchiando si ritiene di poter osare la sconvenienza esponendo criteri interpretativi poco canonici: criteri dettati da sensazioni sonore prodotte da segnali acustici che vanno a colpire prevalentemente la sfera sentimentale piuttosto di quella razionale voluta dalle regole - formulate nei vari secoli - come quelle della teoria musicale, dell'armonia e del contrappunto. Non tenerne conto, o farlo soltanto parzialmente (un musicologo non può disconoscere la sua formazione), è legato alla psicologia della vecchiaia e al desiderio di abbandonarsi ad emozioni istintive, vissute spontaneamente, ingenuamente - come vuole Schiller - legate sensazioni prive di sostegno culturale. 
Ascoltare musica in tal modo, significa farsi avvolgere dai suoni intesi nel loro timbro, nella loro intensità, nella loro varietà slegata da norme compositive per privilegiare la capacità recettiva naturale. 
Ecco allora che l'intervento dei tromboni, nella settima di Sibelius,  crea un'atmosfera musicale astratta e onirica che possiamo legare al paesaggio e al mito nordico.


clicca VEDI e ASCOLTA  tema dei tromboni





Scrive Sibelius: "Ampiamente si levano le foreste del Nord, i sogni selvaggi, antichi, misteriosi e meditativi. Dentro vi abita il potente Dio della foresta e i segreti magici delle tenebre".
La sua musica è stata per anni sottovalutata dalla critica (Adorno, il famoso filosofo e musicologo, definì Sibelius una 'schiappa' [sta in 'Minima moralia' ] ) che ora rivede la sua posizione con criteri propriamente ermeneutici riconoscenti il contributo da lui dato alla cultura del XX secolo, similmente alle architetture dei contemporanei e conterranei Saarinen e Alvar Aalto.

Nel 1930 smette di comporre e attende la morte - immerso nell'alcool e condizionato da forti depressioni - che avverrà nel 1957, all'età di novantuno anni.
   
Sibeliua nel 1939 - immagine tratta da Wikipedia -


clicca VEDI e ASCOLTA  vivacissimo


Solitamente i tempi veloci sono distensivi e briosi. Questo vivacissimo, invece, vive in un'aura poetica magica le cui suggestioni possono rifarsi solamente ai paesaggi nordici.
L'orchestra intera, ma particolarmente gli archi eseguono, con brevi arcate, note staccate e legate in crescendo e decrescendo. Tutto è molto coinvolgente e sembra preparare il ritorno dei tromboni con il loro inequivocabile tema.
La sinfonia si chiude con un breve adagio struggente e disperato: espressione dell'emotività vissuta da Sibelius in quel periodo. Una conclusione scritta in modo affettuoso ed intimo: esternazione del suo testamento spirituale.


clicca VEDI e ASCOLTA  Coda-adagio


Ascoltiamo l'intera sinfonia eseguita dalla 'Det Kongelige Kapel' (l'orchestra reale danese) diretta da Sir Simon Rattle.

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Abbandoniamoci ad un ascolto di grado emotivo piuttosto che intellettivo: la razionalità non ispira Sibelius.
La peculiarità del paesaggio nordico sì!



  



giovedì 18 maggio 2017


Giovanni  ANTONELLI
e il suo
"Libro di un pazzo"

             Giovanni Antonelli - Stabilimento tipografico cooperativo, Fermo 1909. 


'Il libro di un pazzo', autobiografia  di Giovanni Antonelli (1848 - 1918), fu pubblicato a Civitanova Marche dall'editore Domenico Natalucci nel 1892. Poi l'autore cadde nell'oblio.
Massimo Gezzi lo ha riscoperto e riproposto, pubblicando il libro 'Uno di nessuno. Storia di Giovanni Antonelli poeta' (Edizioni Casagrande 2016).
Radio3 Suite del  12 maggio 2017 ha intervistato l'autore che ha letto le poesie Infanzia, Mozzo di marina, Con mia madre, Dopo, accompagnato dal brano musicale 'Lacrimae Antique' di John Dowland (1563 - 1626) nella esecuzione del gruppo  di John Halloway (2 violini, 4 viole, 1 violone) incise dall'etichetta ECM. 
Massimo Gezzi è andato oltre scrivendo il poema musicale intitolato 'Uno di nessuno. Io sono Antonelli', in collaborazione con Roberto Zechini autore della musica e lui stesso esecutore alla chitarra.
Ascoltiamo l'intervista e la lettura di Massimo Gezzi delle poesie citate.  
Clicca e ASCOLTA


Giovanni Antonelli dimostra sin da bambino una personalità piuttosto complessa. Studia con profitto, ma è insofferente alla disciplina e al vivere comune: a tredici anni si arruola come mozzo in marina e subisce soprusi che incideranno profondamente nella sua psiche. Non ha fissa dimora e vive di espedienti elemosinando e vagabondando per l'Italia.
Si interessa di politica, è anticlericale e propende all'anarchia: il suo rifiuto delle leggi lo condurrà più volte in carcere e i disturbi psichici in manicomio. Antonelli riferisce come fu definito da Enrico Morselli psichiatra, direttore di uno dei manicomi in cui fu ricoverato: "mattoide, politicante, demagogo, utopista, socialista, di bell'aspetto ed ingegno, poeta e scrittore ... Sofferente di megalomania, è convinto che il male lo perseguiti in virtù della sua eccezionale natura. 
Ma il mio male, stimato direttore, è solo una risposta alla abiezione di cui mi vorreste vittima ... Poichè sono, non ho: io sono Antonelli e voi tutti siete me". 
Dal 1909 si perdono le sue tracce e cade nel dimenticatoio.
Le sue poesie hanno una forma prosastica e sono facilmente comprensibili: il loro carattere naive non riduce la portata semantica, anzi, ne accentua l'originalità contestataria e la commovente drammaticità.

Chi volesse ascoltare il poema musicale di Gezzi e Zechini apra questo link cliccandoci sopra: 
                                     








domenica 16 aprile 2017

MORGEN  und  ABEND 
di Georg Friedrich Haas - libretto di Jon Fosse 
 Mattino e sera 



Opera House Covent Garden (novembre 2015): il pescatore Johannes 


Fosse e Haas, due artisti dell'avanguardia drammaturgica e musicale mondiale. Il primo, norvegese, è stato protagonista del nostro discorrere in "Io sono il vento" (pubblicato il 27/11/2015), opera sconvolgente per le sue considerazioni sul perché della vita e della morte. Tema evidentemente ineludibile per Jon Fosse (e per l'intera umanità), che riprende esasperandone la forma espressiva soprattutto sotto il profilo semiologico: l'assenza della punteggiatura, la reiterazione di parole, frasi e concetti che richiedono al lettore/ascoltatore un notevole grado di concentrazione per cogliere la proprietà semantica del testo. 
Esempio: "Perché è così tranquillo / là nella stanza / così stranamente tranquillo/ cosa può significare / non un suono / lì dentro / cosa può significare / cosa sta succedendo / Quando nasce un bambino / non va così tranquillamente / so che era morto / anche come uomo".
Fosse narra, quindi, le esperienze del momento inteso nel senso fenomenologico. Lui stesso afferma: "sono le parole singole, poche parole, quelle semplici e basilari a dire le cose fondamentali, non la retorica, non le grandi frasi".

  
Jon Fosse (1959)

Scrive una semplice trama espressa in forme complesse: le parole e le frasi si ripetono con millimetrico spostamento di significato, piccoli cambiamenti di contesto. Il romanzo, comunque, fornisce ampie opportunità di meditazione sulla vita e sugli gli aspetti religiosi e ultraterreni.
Quando Johannes e Peter vanno in città incontrano Erna, la donna che Giovanni aveva un tempo sposato: si vedono nuovamente giovani e camminano a braccetto. Si rivedono a casa, dove la sposa aspetta che rientri dalla pesca; lui le prende la mano e sente che è fredda. 
Ancora una volta, Fosse non fa distinzione tra vita e morte, tra passato e futuro: vita e morte sono esperienze ineludibili della vita. 
Trama. L’opera è divisa in due parti: la prima è una specie di prologo e racconta del pescatore Olai che sta in cucina, in attesa che la moglie Erna – assistita dalla levatrice Anna – dia alla luce il loro figlio che si chiamerà Johannes e farà il pescatore come il padre. 
Nella seconda parte, è trascorsa una vita e si seguono le  vicende dell’ uomo: sta dormendo tranquillo, ‘sazio di giorni’ (scrive Fosse che il suo racconto è immerso nel passato e in qualcosa che è sempre stato). Johannes un giorno si sveglia. E’ un giorno come gli altri, eppure diverso: si alza, prepara una tazza di caffè e – seppur controvoglia perché non ha fame – mangia un pezzo di pane con formaggio. Poi arrotola una sigaretta e la fuma. Barcolla tutto il giorno sulle sue vecchie gambe e incontra le persone più importanti della sua vita, la maggior parte delle quali è morta anni fa: l’ottimo amico pescatore Peter, al quale getta amichevolmente un sasso che gli attraversa il corpo. Peter è una persona importante per Johannes perché, una volta, gli ha salvato la vita in mare. E sarà lui a guidarlo lontano dalla vita, verso l’aldilà. Incrocia per strada la figlia Signe, ma quando – alla fine dell’ opera  – lei va a fargli visita lo trova a letto morto: "come fosse addormentato, gli prende la mano e la preme sui suoi occhi. Ma vede le dita bluastre". 
Presente e passato si confondono. 


Georg Friedrich HAAS (1953) - Morgen und Abend (2015)

La prima mondiale dell’opera è avvenuta alla Royal Opera House Covent Garden di Londra.
Personaggi ed interpreti: 
Olai: (voce recitante) Klaus Maria Brandauer 
Johannes: Christoph Pohl – baritono
Anna levatrice: Sarah Wegener – soprano
Peter: Will Hartmann – tenore
Erna: Helena Rasker – contralto
Signe: Sarah Wegener – soprano 
Orchestra e Coro della ‘Royal Opera House Covent Garden’ diretta da Michael Boder. 



Georg Friedrich Haas (1953)

Haas musicista nasce dalla ‘scuola spettrale’ di Gérard Grisey, Hugues Dufourt,  Tristan Murail e altri, che analizzano il singolo suono scomponendolo nelle sue componenti armoniche (spettro armonico) per farne elementi fondamen- tali intorno cui ‘ruotare’ la composizione. Ed è noto per il suo frequente uso di microtoni, cioè di intervalli inferiori al semitono.
“Non aspettatevi melodie”, dice Haas a proposito di ‘Morgen und Abend’, non aspettatevi armonie ma 'paesaggi sonori': cerco di creare un linguaggio musicale che non si basi su strutture notate ma sulla percezione del suono”.

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                                                                              Parte prima (selezione)

L’opera inizia con una sequenza orchestrale affidata alle percussioni –  in particolare a forti colpi dei tamburi bassi – che perforano lo stridio degli archi evocanti le grida del travaglio. Fuori scena un 'coro muto’ (senza parole)  crea un’atmosfera meditativa e vagamente contemplativa. Poi la levatrice Anna (soprano) annuncia ad Olai la nascita del figlio: “Du hast eine Sohn!” (Tu hai un figlio!)
“Nascere non è armonia sentimentale.”, dice Haas, “E’ un atto brutale e terribile come morire”.


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Parte seconda (selezione)

La seconda parte è aperta  dal coro (rappresentante il mondo terreno che ‘guida’ la vita) e dalla voce di Johannes (baritono) che incontra l’amico Peter (tenore) per ricordare il passato e l’amore per Erna (anche Peter fu segretamente di lei innamorato) la cui presenza viene appena evocata. L’orchestra accompagna il dialogo in modo variegato ma prevalentemente cupo: quello proprio alla morte sempre presente.
La conclusione è affidata alla figlia Signe (soprano) che trova il padre Johannes morto (vede le dita bluastre). Essendo l’unico essere vitale, il suo canto si diversifica dagli altri per l'andamento arioso. E conclude bruscamente l’opera. 
Siamo tornati al mattino?