domenica 17 novembre 2024
WOTAN
domenica 14 aprile 2024
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Oggi ho scoperto l’intelligenza artificiale (ChatGPT)
Alla mia domanda se Nietzsche foss ateo mi è stato
risposto:
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco del XIX secolo, è
spesso associato all'ateismo. Tuttavia, è importante notare che Nietzsche è un
pensatore complesso e le sue opere possono essere interpretate in modi diversi.
Nietzsche criticò aspramente molte istituzioni religiose tradizionali, in
particolare il cristianesimo, ma la sua posizione sulla questione della
divinità può essere sfumata.
Nietzsche è famoso per la sua affermazione "Dio è morto", che appare in
diversi dei suoi scritti. Tuttavia, va notato che questa affermazione non è
un'espressione diretta del suo ateismo personale, ma piuttosto una
dichiarazione sulla scomparsa dell'influenza della religione nella società occidentale.
Nietzsche sosteneva che la cultura europea stesse abbandonando gradualmente la
fede in Dio e che questo avrebbe avuto profonde conseguenze per la moralità e
la filosofia.
In alcune parti delle sue opere, Nietzsche sembra
suggerire un'opposizione radicale alla religione organizzata e alla moralità
tradizionale, ma in altre occasioni si esprime in modo più ambiguo o poetico
sulla questione. La sua filosofia è aperta a interpretazioni diverse, e alcuni
studiosi ritengono che Nietzsche fosse più un critico della forma tradizionale
di religiosità che un ateista assoluto.
In sintesi, mentre Nietzsche
criticò fortemente molte istituzioni religiose e tradizionali, la sua posizione
personale sulla questione della divinità può essere oggetto di dibattito e
interpretazione.
Alla mia ulteriore
domanda: In quali opere particolermente?
La famosa affermazione "Dio è morto" si trova nella sezione
125 di "Così parlò
Zarathustra" (Also sprach Zarathustra). Questo passaggio è spesso citato come un'espressione chiave del
pensiero di Nietzsche sulla religione.Alcuni altri scritti di Nietzsche che
affrontano direttamente o indirettamente la questione della religione e della
fede includono:
"La gaia scienza" (Die fröhliche Wissenschaft): In questo lavoro, Nietzsche espone alcune
delle sue idee sulla morte di Dio e sulle conseguenze culturali di questa
"notizia".
1.
"Genealogia
della morale" (Zur Genealogie der Moral): Questa opera si occupa della critica di Nietzsche alla moralità
tradizionale e riflette sulle origini della moralità nel contesto della cultura
occidentale.
2.
"Al di là del
bene e del male" (Jenseits von Gut und Böse): Nietzsche esplora la moralità, la cultura e
l'etica in questo lavoro, offrendo una critica radicale delle concezioni
tradizionali di bene e male.
3.
"Ecce
Homo": Quest'opera è una sorta
di autobiografia di Nietzsche, in cui discute la sua filosofia e le sue opere.
All'interno di "Ecce Homo," Nietzsche riflette sulla sua visione
della religione.
4.
Si noti che
l'interpretazione delle opere di Nietzsche può variare e che il suo pensiero è
spesso complesso e aperto a diverse interpretazioni.
venerdì 8 marzo 2024
Libri pubblicati dall'autore di questo blog:
Saggistica:
Vecchiaia, dolceamara vecchiaia (2010)
Affettività, pulsioni e sublimazioni in musica (2011)
Narrativa:
Epifania a Erl (2007)
Ercole, retaggio di una vita (2009)
Frammentazioni di un ottuagenario (2017)
Un libro bianco, per tutti e per nessuno (2018)
lunedì 13 gennaio 2020
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| Tratto da Pixabay - Esente da Copyright |
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| Paul Klee - Pierrot lunaire - (tratto da Wikipedia) |
Il testo originale è del poeta belga Albert Giraud ed era pensato per il teatro. Schönberg - innamorato del soggetto - lo fece selezionare e tradurre dal drammaturgo Otto Erich Hartleben.
Ne uscirono 21 (tre volte sette) melodrammi, più esattamente melologhi, cioè testi recitati cantando in una declamazione intonata che Schönberg chiama Sprechgesang (canto parlato) o Sprechstimme (suono parlato). La drammaturgia è affidata agli strumenti piuttosto che alla voce; era previsto, infatti, che la voce recitante/cantante stesse tra le quinte per farla pervenire all'ascoltatore in eco. Il tutto conferisce all'opera una varietà timbrica e una capacità espressiva straordinarie: in cotanta modernità, usa forme arcaiche quali la fuga, il rondò e la passacaglia.
Il Pierrot pensato da Giraud è preso in prestito da quello presente nella commedia dell'arte italiana (il Pedrulì bergamasco mutato dai francesi in Pierrot e Petruška dai russi) - caratterizzato da profonda tristezza -, per configurarlo in una figura alienata, straniata e paranoica che si adagia mollemente sui raggi di luna. La musica abbandona ogni riferimento tonale usando le dissonanze da applicare allo Sprechstimme.
Schönberg divide il poema in tre parti al fine di evidenziare l'aspetto ambivalente e lunatico della maschera. Nella prima Pierrot fantastica sul sesso, sull'amore e sulla religione rivelando il suo lato sognatore e romantico. Nella seconda emerge il suo lato macabro e paranoico vivendo una notte sacrilega e blasfema. Nella terza prevale il carattere surreale e nostalgico che lo fa rientrare nella sua Bergamo.
Presentiamo e ascoltiamo una breve - nelle intenzioni la più significativa possibile - selezione del "Pierrot lunaire".
Il vino, che si beve con gli occhi, / versa di notte la luna a flutti, / e una marea giunta al suo apice, inonda / l’orizzonte silenzioso. // Desideri, orrendi e dolci, /attraversano innumerevoli le onde! / Il vino, che si beve con gli occhi, /versa di notte la luna a flutti. // Il poeta che il raccoglimento incita, / si inebria della santa bevanda. / Al cielo volge estasiato / il capo, e delirando succhia e beve avidamente / il vino, che si beve con gli occhi. //
Presentazione e ascolto
Der kranke Mond (7) [La luna malata] è una commovente invocazione grazie all'affascinante duo flauto/voce. In realtà non si tratta di un duetto perché la voce viene messa in secondo piano. Schönberg mostra tutta la sua capacità innovativa; il testo non è centrale, perché i ruoli vengono invertiti: il flauto recita, la voce lo accompagna.
Parte seconda
8) Nacht = Notte
Le cupe farfalle-giganti / Uccisero la luce del sole; / Il muto orizzonte riposa / Come un libro di magia chiuso. // Un aroma che uccide i ricordi / Sale dalla caligine profonda / Le cupe farfalle-giganti / Uccisero la luce del sole. // Dai cieli sulla terra / Scendon giù con lento volo / Invisibili i mostri; / Scendono sui cuori umani / Le cupe farfalle-giganti. //
13) Enthautpung = Decapitazione
La luna - lucida spada turca / Sul cuscino di seta nera, /Trafigge - grande e spettrale - / La dolorosa oscurità della notte. // Pierrot che vaga senza meta, / Fissa con spavento mortale / La lucida spada lunare / Sul cuscino di seta nera. // Si piegano i suoi ginocchi, / Esausto egli s'abbatte, / Nel delirio gli sembra sentire / La luna - la spada lucente - / Segargli il collo peccaminoso. //
Enthautpung (13) [Decapitazione]. Il flauto riprende il N°7 (La luna malata) con un accompagnamento strumentale. Il brano si conclude con il flauto che ha la stessa linea melodica, ma la voce non c'è più. Al suo posto ci sono gli strumenti - in sapiente forma contrappuntistica - che assumono una fondamentale funzione drammaturgica.
16) Gemeinhait = Canagliata
Con cera ipocrita, / Pierrot perfora col trapano / La testa calva di Cassandro / Le cui grida fendon l'aria. // Poi col pollice calca dentro / Il vero tabacco turco / Nella testa di Cassandro / Le cui grida fendon l'aria. // Poi nella calvizie liscia / Innesta dritta una canna, / E - beato - il fumo aspira / Dalla zucca di Cassandro! //
21) O alter Duft = Oh, vecchio aroma
Oh, fiabesco vecchio aroma, / Di nuovo inebrii i miei sensi! / Passa nell'aria leggera / Un'allegra schiera burlona //
Un felice desiderio m'allieta / di gioie a lungo disprezzate: / Oh, fiabesco vecchio aroma, / Di nuovo m'inebrii i sensi. // Scacciati i neri umori, / Da finestre soleggiate / Miro l'amabile mondo, / Sogno gli spazii beati... / Oh, fiabesco vecchio aroma...//
O alter Duft (21) [Oh, vecchio aroma] E' il brano conclusivo del melologo. E' il più commovente e rappresenta perfettamente il mondo (dissonante) di Schönberg: tutti gli strumenti suonano come per darci un gioioso addio.
Dirà li stesso Schönberg: "Siamo condannati a restare ciechi finché non ci siano donati degli occhi, occhi che sappiano penetrare il futuro, occhi che vedano più lontano della materia, la quale non è che un'immagine".
E il Pierrot lunaire è già proiettato verso il futuro!
L'esecuzione è dovuta al sopreno Lucy Shelton accompagnata dai "Da Capo Chambers Players".
NOTA: la traduzione del testo è di Raissa Olkienizkaia Naldi
sabato 11 gennaio 2020
LICHT - Karlheinz STOCKAUSEN
Die sieben Tage der Woche
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| Karlheniz STOCKHAUSEN (da Wikipedia) |
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Hadewych De Vos 1° violino, Kaja Majoor 2° violino, Anna Jurriaanse viola e Wilma De Bruijn violoncello.
lunedì 7 ottobre 2019
Stabat Mater dolorósa / iuxta crucem lacrimósa, / dum pendébat Fílius. // Cuius ánimam geméntem, contristátam et dolente / pertransívit gládius. // O quam tristis et afflícta / fuit illa benedícta / Mater Unigéniti! //Quae maerébat et dolébat, / Pia Mater dum videata / nati poenas íncliti. // Quis est homo, qui non fleret, / Matrem Christi si vidéret / in tanto supplício? // Quis non posset contristári, / Christi Matrem contemplári / doléntem cum Filio? // Pro peccátis suae gentis / vidit Jesum in tormenti / et flagéllis sùbditum. // Vidit suum dulcem natum / moriéndo desolátum, / dum emísit spíritum. // Eia, mater, fons amóris, / me sentíre vim dolóris / fac, ut tecum lúgeam. // Fac, ut árdeat cor meum / in amándo Christum Deum, / ut sibi compláceam. // Sancta Mater, istud agas, / crucifíxi fige plagas / cordi meo válide. // Tui Nati vulneráti, / tam dignáti pro me pati, / poenas mecum dívide. // Fac me tecum pìe flere [Fac me vere tecum flere], / Crucifíxo condolére / donec ego víxero. //
Iuxta crucem tecum stare, / Et me tibi sociáre [te libenter sociare] / in planctu desídero. // Virgo vírginum praeclára, / mihi iam non sis amára, / fac me tecum plángere. // Fac, ut portem Christi mortem, / passiónis fac consòrtem / et plagas recólere. // Fac me plagis vulnerári, / cruce hac inebriári / et cruòre Fílii. // Inflammatus et accensus, / per te, Virgo, sim defénsus / in die iudícii. // Fac me cruce custodíri / morte Christi praemuníri, / confovéri grátia. // Quando corpus moriétur, / fac, ut ánimae donétur /
paradísi glória. // Amen in sempiterna.
Sta la Madre dolorosa / presso il legno lacrimosa / mentre pende il Figlio; // e quell'anima gemente, / contristata e insiem dolente, / una spada penetra. // Quanto triste e al duol soggetta / mai quella benedetta / Madre all'Unigenito! // E piangeva e si doleva / Madre pia, mentre vedeva / del Figliuol gli spasimi. // Chi n'avrebbe il ciglio asciutto / se vedesse in tanto lutto / quella Madre tenera? // Chi non resta contristato / contemplando col suo Nato / spasimar la Vergine? // Pel fallir delle sue genti / Gesù vide fra' tormenti, / dai flagelli lacero. // Ella vide il Figlio amato / negli estremi desolato / esalar lo spirito. // Madre, orsù, fonte d'amore, / fa ch'io senta il tuo dolore, / fammi teco piangere. // Fa che avvampi il cuore mio / nell'amor di Cristo Dio. / affinchè io piacciagli. // Santa Madre, deh! m'appaga / di Gesù l'acerba piaga / forte in cuore infiggimi. // Del trio Figlio sì piagato / ch'ha per me tanto penato / il dolor dividimi. // Fa che teco, o Madre, io pianga / e il trafitto Dio compianga / finchè duri il vivere. // Presso il Legno con te starmi / ed a Te, Madre, associarmi / nel pianto desidero. // Tra le vergini preclara, / volermi essere amara / fammi teco piangere. // Fa ch'io pensi a la sua morte, / del suo duolo sia consorte, / le sue piaghe io veneri. // Fa ch'io sia con Lui piagato, / della Croce sia inebriato, / del suo sangue vivido. // Perchè sia dal fuoco illeso / per Te, Vergin, sia difeso / nel dì del giudizio. // Giunto, o Cristo, al mio partire / Per tua Madre, deh venire / Fammi alla vittoria. // Quando il corpo morto fia, / fa che all'alma data sia / la celeste gloria! // Amen per sempre.
Il mottetto è una forma musicale liturgica polifonica proveniente dalla Scuola di Notre Dame del XIII secolo.
Josquin l'abbiamo conosciuto nel post dedicato alle "Messe di Requiem": fiammingo, si distingue per la sua grande capacità di intrecciare le voci conservando la specificità di ciascuna. E per aver usato come cantus firmus (la voce bassa - chiamata anche tenor - che sorregge e guida le voci) una canzone profana del contemporaneo Gilles Binchois anziché una melodia gregoriana.
Ascoltiamo il mottetto dalla "Chapelle Roiale" diretta da Philippe Herrewege
Stabat Mater è uno degli ultimi dei i trecento mottetti da lui composti. E' scritto per due cori a otto voci (soprano, alto, tenore e basso = SATB/SATB) che si alternano o cantano insieme, prevalentemente in forma omofonica piuttosto che contrappuntistica. Frequenti sono le variazioni agogiche (adagio, largo, lento ...), ma tutte contigue. Per quanto concerne la dinamica prevale il mf (mezzoforte).
L'opera non assurge ai livelli compositivi propri all'autore - ad esempio la Missa Papae Marcelli.
Ascoltiamolo dai Tallis Scholars diretti da Peter Phillips
Ascoltiamolo nell'esecuzione dell' HIilliard Ensemble.
BAROCCO (1600 - 1749)
Stabat Mater (sottotitolato pianto della Madonna), fa parte dei mottetti a voce sola. L'organico è formato da una voce (di soprano o contralto), arpa, arciliuto, violone e organo.
Il lamento della Madonna è caratterizzato dalla melodia discendente (secondo gli schemi barocchi dell' affecten lehre = teoria degli affetti).
Sances nacque a Roma ma visse alla Corte imperiale di Vienna sino a raggiungere l'incarico di maestro di cappella.
Ascoltiamolo nella esecuzione del contralto Carlos Mena e del "Ricercar Consort" diretto da Philippe Pierlot.
Ascoltiamolo nella esecuzione de "Le Concert des Nations" diretto da Jordi Savall.
clicca e ASCOLTA
Alessandro SCARLATTI (1660 - 1725) Palermo
Alessandro Scarlatti è considerato il fondatore della scuola operistica napoletana. Lo "Stabat Mater" fu composto per una confraternita di Napoli e qui eseguita per numerosi anni fin quando fu sostituito, nel 1738, da quello di Pergolesi.
Il sentimento di afflizione di Maria ai piedi della croce è bene espresso sin dall'inizio dal duetto dì soprano e contralto. Ma lo scoramento ha un carattere contemplativo piuttosto che drammatico.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Gemma Bertagnoli soprano, Sara Mingardo contralto e il "Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini
Stabat Mater per SATB, coro, archi, due tromboni e b.c.
Iniziano i soprani con un commovente motivo discendente che ricomparirà, in forma di fugato, alla conclusione del brano. Singolare la presenza dei due tromboni.
Ascoltiamolo nell'esecuzione della Chapelle De Lorraine diretta da Gunter Carlier.
Vivaldi era maestro di musica presso l'Ospedale della Pietà di Venezia, un orfanatrofio per ragazze che lui istruiva per proporre concerti pubblici di facile ascolto. Ma la sua musica andava ben oltre: al punto di affascinare Bach che trascrisse parecchie sue opere.
Stabat Mater per contralto, archi e b.c.
In quest'opera non c'è nulla del Vivaldi festoso che conosciamo, ma non troviamo nemmeno la drammaticità che il testo presuppone: l'umore è sereno e quieto, adatto ad inoltrare l'uditore in una profonda atmosfera di fervore spirituale ed emotivo.
Ascoltiamolo nell'esecuzione del controtenore Tim Mead e dell'Ensemble "Les Accents" diretti da Thibault Noally
Si apre con un intervento del coro in forma contrappuntistica dalle tinte piuttosto scure; seguono assoli ornati (abbellimenti), duetti e trii.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Ann Monoyios soprano, Bernard Landhauer controtenore, Hans Jörg Mammel tenore, Johannes Happel basso, Balthasar-Neumann Chor diretto da Thomas Hengelbrock
Nicola LOGROSCINO (1698 - 1764) Bitonto
Pugliese di nascita, ma di formazione napoletana (soprattutto per le sue opere buffe), nell'ultimo periodo della sua esistenza insegnò contrappunto al Conservatorio di Palermo.
Stabat Mater a due voci, due violini e b.c.
Inizia il soprano, subito seguito dal contralto (nel nostro caso un controtenore) Lo stile - per nulla patetico - richiama quello della scuola napoletana di Alessandro Scarlatti.
Ascoltiamolo da Giulia Semenzato soprano, Raffaele Pe controtenore e i Talenti Vulcanici diretti da S. Demicheli
Lo Stabat Mater è un'opera per soli (SATB), coro e b.c.
Ancorata al periodo barocco (fuga conclusiva) prefigura alcuni motivi del classicismo.
Ascoltiamolo nella esecuzione di Britta Verboom soprano, Carolien Gerritsen contralto, Jan-Jetze Zijlstra tenore, Rolf Utermöhlen basso. Basso continuo: Eelco Kooiker organo, Martijn Verbrugh viola da gamba. Cappella ad Fluvium diretta da Dirkjan Horringa.
La religiosità di quest'opera è intimista, molto legata agli affecten lehre del periodo barocco, ma contemporaneamente innovativa: il dolore è mostrato dalle due voci che si scontrano con strazianti, avveniristiche dissonanze.
Il successo fu clamoroso e il pregio elevatissimo al punto che il grande Bach scrisse la parodia riportata qui sotto.
Ascoltiamolo dalle voci di Katia Ricciarelli soprano, Lucia Valentini Terrani contralto accompagnate dall'Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Claudio Abbado.
clicca e ASCOLTA
Tilge, Höster, meine Sünder BWV 1083 (Cancella, Altissimo, i miei peccati).
Bach era molto attento a quanto accadeva nel mondo musicale del suo tempo, e fu affascinato dallo "Stabat Mater" di Pergolesi al punto di farne una parodia utilizzando la musica e variando il testo. Non c'era nulla di scandaloso, anzi, dimostrava l'apprezzamento nei confronti del collega italiano. Bach amplia l'organico orchestrale e conferisce al brano la geometricità a lui congeniale senza privarlo degli influssi del melodramma napoletano presenti in Pergolesi.
Ascoltiamolo nella esecuzione del "Concerto vocale" diretto da René Jacobs.
Pasquale CAFARO (1715 - 1787) Galatina
Stabat Mater per soprano, alto, coro misto, archi e b.c. Le due voci cantano in forma di canone denotando una notevole capacità di scrittura contrappuntistica.
Ascoltiamolo da P. Busci soprano, M.L. Sanchez contralto, Nova Ars Cantandi diretta da Giovanni Acciai.
CLASSICISMO (1750 - 1800)
Franz Joseph HAYDN (1732 - 1809) Rohrau (Austria)
Figlio di un umile artigiano suonatore dilettante di arpa, fu voce bianca del coro della cattedrale S. Stefano di Vienna dove studiò il clavicembalo, il violino e composizione (allievo di Nicolò Porpora). Emancipò i suoi gusti musicali seguendo le opere di Carl Philipp Emanuel Bach. Conobbe Mozart ed ebbe come allievo Beethoven. Per ventinove anni fu al servizio dei principi Esterházy di origine ungherese.
Scrisse 104 sinfonie e una ottantina di quartetti, 62 sonate per pianoforte, composizioni vocali profane (La Creazione, Le Stagioni) e sacre (26 Messe) per soli, coro e orchestra. Alcune opere liriche (Orlando paladino, Armida) composte per il teatrino degli Esterházy.
Lo Stabat Mater per SATB, coro misto e orchestra è stato scritto nel 1767. Prevalgono i tempi lenti e le tonalità minori legate alla specificità del testo. Superlativo il fugato conclusivo.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Emonela Jaho soprano, del mezzosoprano Sonia Prina, accompagnate dall'orchestra Cosarara diretta da Giuseppe Camerlingo.
Luigi BOCCHERINI (1743 - 1805) Lucca
Stabat Mater fu scritto nel 1781 "per ordine di S.A.R. il Signor Infante don Luigi" (di Spagna [ndr]) per voce di soprano, archi e violoncello "obbligato" (con parte che deve essere fedelmente eseguita).
Brano di profonda religiosità, evidenzia il carattere sensibile di Boccherini, artista che sta benissimo accanto ai grandi rappresentanti del classicismo viennese, Mozart, Haydn e il primo Beethoven.
Ascoltiamolo nella esecuzione del soprano Eva Dřízgová - Jirušová e della Janáček Chamber Orchestra diretta da Paolo Gatto
ROMANTICISMO (1800 - 1899)
Lo Stabat Mater ebbe una gestazione lunga: commissionata da un teologo spagnolo, Rossini rifiutò l'incarico per non doversi cimentare con il modello di Pergolesi. Poi l'accettò a condizione che non venisse pubblicato; sempre dubbioso, dopo due anni di lavoro affida l'incarico a Giovanni Tadolini che lo completa. Ma quando un editore propone la stampa dell'opera, Rossini la rivede sostituendo le parti non sue e dandola alle stampe. Prima esecuzione a Parigi nel 1842.
L'organico è composto da soli (SATB), coro misto e orchestra.
L'esperienza operistica è presente con arie e cori di grande impatto emotivo: citerò, ad esemplificazione, i solenni squilli di tromba che introducono l'aria del soprano, ripresa dal coro, "Inflammatus et accentus" (avvolto e bruciato dalle fiamme), per concludere con il superbo, sapiente fugato dell'Amen.
Ascoltiamolo nell'interpretazione del coro e dell'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano. Solisti: Anna Netrebko soprano, Marianna Pizzolato mezzosoprano, Matthew Polenzani tenore, Ildebrando D'Arcangelo basso.
Stabat Mater in famin D383 per soli (STB) coro misto e orchestra. Non è basato sul testo di Jacopone da Todi, ma del poeta Friedrich Gottlieb Klopstock che ne fece un libero adattamento in lingua tedesca:
Jesus Christus schwebt am Kreuze! = Gesù è appeso alla croce!
Inizia con un tempo lento adatto a manifestare l'atmosfera tragica propria al testo e, all'interno, include due dotte fughe.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Sheila Armstrong soprano, Alejandro Ramirez tenore, Philippe Huttenlocher, baritone, Ensemble Vocal de Lausanne, Orchestre de Chambre de Lausanne dir. Michel Corboz,.
Ascoltiamolo nella esecuzione del Monteverdi Choir e dell' Orchestre Révolutionnaire et Romantique diretti da John Eliot Gardiner.
Studiò musica - insieme a cinque fratelli - con suo padre orologiaio e organista. Fu a Vienna come organista in una chiesa protestante e definitivamente a Monaco come kapellmeister alla corte imperiale.
Stabat Mater op.154 per due cori misti (SATB/SATB) a cappella.
Ascoltiamolo nell'esecuzione degli Studio Choir e Munich Orpheus Choir diretti da Gerd Guglhor.
Stabat Mater per coro misto (SATB) e organo.
Sintetizza gli stili del passato (Bach, Mozart) innovandoli secondo la prassi compositiva della propria epoca. Notevole la fuga conclusiva.
Opera dovuta alla morte di tre dei suoi figli.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Ilse Eerens soprano, Michaela Selinger mezzosoprano, Maximilian Schmitt tenore, Florian Boesch basso, Collegium Vocale Gent e Royal Flemish Philharmonic diretti da Philippe Herrewege.
E' il secondo dei "Quattro pezzi sacri" (Ave Maria, Stabat Mater, Te Deum e Laudi alla Vergine Maria) pubblicati nel 1898, quindi in tarda età.
Iniziano gli archi, i fagotti e i corni con la ripetizione di quattro accordi dissonanti che introducono il coro all'unisono. Frequenti diverranno le dissonanze al fine di accrescere la drammaticità del testo. Al punto di usare il tritono (tre toni interi) che gli antichi chiamavano diabolus in musica. L'operista Verdi è sempre presente per catalizzare la nostra attenzione.
Ascoltiamolo dal Monteverdi Choir e dall' Orchestre Révolutionaire et Romantique diretta da John Eliot Gardiner.
Stabat Mater per coro misto (SATB) e organo, vive nel clima lirico del tardoromanticismo. Opera profondamente lirica e meditativa, evidenzia la sua predilezione per la polifonia.
Ascoltiamolo dal Kühn Mixed Choir diretto da Pavel Kühn. All'organo Joseph Kšica
Questo compositore è stato oggetto delle nostre attenzioni quando, nel novembre 2017, abbiamo parlato della sua bellissima opera Re Ruggero.
Stabat Mater per soli (SAB) coro (SATB) e orchestra.
Il testo di Jacopone è stato tradotto in polacco per sei terzine soltanto. E il linguaggio musicale si allontana dal misticismo visionario delle precedenti composizioni per farsi scarno e austero, appropriatamente ascetico.
Ascoltiamolo dalla Radio Filharmonisch Orkest en Groot Omroepkoor diretta da Markus Stenz con Chen Reiss soprano, Gerhild Romberger contralto e Mark Stone baritono.
Zoltán KODÁLI (1882 - 1967) Ungheria
Apparteneva ad una famiglia di musicisti e si diplomò molto presto: a sedici anni compose uno Stabat Mater per voci pari (solo maschili o solo femminili). Ma in tarda età lo riscrisse nella versione comunemente eseguita. Fu etnomusicologo insieme all'amico Bartók, occupandosi profondamente della musica popolare ungherese.
Stabat Mater per coro misto (SATB) a cappella.
Il dolore di Maria viene espresso da una limpida, ma struggente linea melodica comprendente soltanto le prime tre strofe e l'ultima con l'Amen. Il tema è identico per tutte le stanze e il terzo verso viene ripetuto, tranne l'ultimo che è sostituito dall'Amen.
Ascoltiamolo nell'esecuzione della Cappella Musicale della Basilica San Marco di Milano, diretta da Giovanni Vianini.
Stabat Mater per soprano, tenore, pianoforte e coro (SATB).
La musica è piuttosto semplice e la melodia vagamente aspra, per nulla cantabile.
La versione per orchestra in sostituzione del pianoforte è più teatrale, ma non coinvolgente.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Adelaida Negri soprano, Pablo Selci tenore, Giovanni Valle pianoforte, Coro da Camera XXI di Buenos Aires diretto da Miguel Angel Pesce, Giovanni Panella direttore.
Fece parte del gruppo dei sei (i più noti Mllhaud e Honneger) ed è famoso per le opere I dialoghi delle Carmelitane e La voce umana. La sua musica fu fortemente influenzata dalla sua pubblica omosessualità in contrasto (allora) con la profonda fede cattolica. La morte di uno stretto amico lo indusse a scrivere lo
Stabat Mater per soprano, coro misto (SATB) e orchestra.
Dolore e tenerezza e contemplazione si fondono a sfoghi emotivi di raggelante pregnanza.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Christine Wolff soprano e del Monteverdichor Würzburg diretti da Matthias Beckert.
Krzysztof PENDERECKI (1933) Polonia
La sua musica è ben definita da lui stesso quando scrive: la mia musica ha radici profonde nel passato e la mia polifonia è molto complessa, anche se oggi è di moda la musica semplice che a me non dice nulla. (Nota mia: vedi Pärt o Gorecki)
Stabat Mater per tre cori misti (SATB).
Utilizza soltanto le strofe 1-5-9-10-19 e 20. I cori non solo cantano, ma spesso parlano o sussurrano. Drammatica l'accorata ripetizione del Christe gridato.
Ascoltiamolo nell'esecuzione del Tapiola Chamber Choir diretto da Juha Kuivanen.
Arvo PÄRT (1935) Estonia
Il suo stile compositivo è ridotto all'essenziale (dopo l'esperienza dodecafonica) contando sulla musicalità della parola.
Stabat Mater per soli (SATB), coro e orchestra d'archi.
"Mi sono lasciato guidare da testi che sentivo particolarmente vicini e che per me sono carichi di significato esistenziale".
Individuato il rigore metrico della sequenza, su di esso elabora l'intera opera con esiti veramente contemplativi.
Ascoltiamolo da: Ana Quintans, Aleksandra Lewandowska, Jenny Högström, Griet de Geyter soprani; Carlos Mena controtenore, Christelle Monney mezzosoprano; Andrew Tortise e Stephan Gähler tenori; Stephan MacLeod e Frederik Sjollema bassi; Ensemble GLI ANGELI GENEVE diretti da Stephan MacLeod.
Compiuti gli studi musicali classici, si dedicò soprattutto ai generi jazz, pop e rock (Soft Machine)
Nicola PIOVANI (1946) Roma
Diplomato in pianoforte e composizione, è famoso per le numerose colonne sonore; ma ha scritto anche musica colta come, ad esempio, la Suite strumentale "Epta".
La Pietà, "Stabat mater dolorosa" per due voci femminili, voce recitante e orchestra. Versi di Vincenzo Cerami (sceneggiatore de "La vita è bella" di Roberto Benigni con musiche dello stesso Piovani).
Due madri piangono la morte del figlio: la prima (soprano) piange il figlio ucciso dalla droga; la seconda (voce soul) vive in un paese del terzo mondo e ha perso il figlio per la fame.
L'opera non abbisogna di particolari commenti, data la sua appartenenza alla musica tonale, con melodia e armonia di notevole spessore ma di facile assimilazione, grazie anche alla recitazione che l'accompagna.
Ascoltiamola dalle voci di Maria Rita Combattelli soprano ed Amii Stewart, accompagnate dai Solisti dell'Orchestra Aracoeli diretta da Nicola Piovani. Voce recitante Gigi Proietti.
E' un cantautore che non ha compiuto studi musicali classici, ma ugualmente dotato di notevoli capacità compositive. Lo Stabat Mater ne è la prova. E' un'opera rock sinfonica. Si ispira all'omonima preghiera di Jacopone conservando il testo latino e accostando la musica classica (della quale è un appassionato conoscitore) a soluzioni rock.
Scrive lo stesso Simone: "Il racconto del dolore della Vergine davanti al Figlio in croce per me è diventato la metafora del dolore di un'intera umanità smarrita in un'inquietudine planetaria”.
Sacerdote, maestro di cappella della basilica di San Giovanni in Laterano, diplomato in composizione
Stabat Mater per voce solista, coro (SATB) e orchestra.
Parti corali e solistiche si alternano in un sommesso canto ritmicamente scandito e melodiosamente piacevole.
Ascoltiamolo nell'esecuzione del tenore José Antonio Salamero e dell'orchestra "Cantantibus Organis" diretta da José Maria Berdejo Marin.
Salvador BROTONS (1959) Barcellona
Diplomato in flauto, composizione e direzione d'orchestra, scrive prevalentemente opere orchestrali e da camera; alcune corali. Lo stile è esente da influssi avanguardistici, tradizionalmente tonale, quindi di facile assimilazione.
Stabat Mater per soprano, baritono, coro (SATB) e orchestra
Ruolo importante è attribuito all'orchestra per esprimere i sentimenti teneri e dolci, di compassione e dolore a volte espresso drammaticamente.
Gaetano PANARIELLO (1961) Portici (NA)
Diplomato in pianoforte, direzione corale e orchestrale. Allievo di Franco Donatoni, è titolare della cattedra di composizione presso il Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli. Ha scritto numerose opere liriche, corali sacre, per orchestra e da camera.
Stabat Mater per soli (ST), coro (SATB) e orchestra composta da sassofono contralto, vibrafono, marimba e percussioni.
L'impiego di diversificate percussioni produce dinamiche di scuola prettamente contemporanea, sebbene non manchino i richiami polifonici tradizionali. L'attenzione dello spettatore è tenuta sempre viva e partecipe.
Ascoltiamolo dal "Coro della pietà de' Turchini", dell'Ahirang Ensemble diretto da Davide Troia.
E' un tastierista/compositore molto versatile. Le sue doti di arrangiatore e di registratore del suono, lo portano ad esiti che sfociano in esperienze proficue alla realizzazione di spot pubblicitari e colonne sonore per il teatro e il cinema.
Stabat Mater per controtenore, piccola orchestra d'archi e organo.
Stefano LENTINI (1974) Roma
Ha suonato la chitarra sin da bambino e poi studiato liuto rinascimentale e pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma: un percorso che potremmo definire tutt'altro che accademico. In compenso è laureato in antropologia.
Ha scritto parecchie colonne sonore per teatro, televisione e - coincidenza appropriata - quella del film "The Grandmaster" del regista cinese Wong Kar-way.
Stabat Mater per soprano e orchestra, fa parte della colonna sonora del film appena citato. Usa soltanto le prime tre strofe della sequenza todiana, in uno stile molto toccante, direi di scuola romantica che può ricordare un Lied schubertiano.
Ascoltiamolo nell'esecuzione di Sandra Pastrana mezzosoprano e l'Ensemble The City of Rome Contemporary Music diretto da Stefano Lentini.
L'autore del brano si è diplomato in pianoforte classico e in composizione presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e ha formato il "Lichtbricht Trio" con il trombettista Markus Stockhausen (figlio del celeberrimo Karlheinz) e Christian Thomé batterista.
Ascoltiamolo nella esecuzione del Trio Lichtbricht e il Coro Latomas diretto da Diana D'Alessio
Maria CARTA (1934 - 1994) Sardegna
Stabat Mater (Nadelu Segnora mia = Dite Signora mia)
La più grande cantautrice sarda l’ha messo in musica riprendendo, in parte, alcune melodie tradizionali.
La versione proposta è cantata da Andrea Parodi (1955 - 2006), una delle voci più belle e delicate del panorama italiano, morto nel 2006. «Scrivendo la musica – racconta Parodi in uno dei suoi concerti – Maria Carta si è immaginata la scena della Madonna che piange il Cristo morto non in Palestina ma in un paesino sardo, con le donne che, curiose, nello spingersi generale, vedendo la Madonna piangere dicono: “Perché piange? Non dice di essere la Madre di Dio?”. Allora la Madonna, sentendo queste voci, risponde, e fa capire loro il dolore di quel momento. Quale dolore, per una madre, è più grande di avere tra le braccia il Figlio morto?». Le prime quattro terzine sono le parole delle donne; le ultime tre quelle di Maria.
Il brano non appartiene alla "musica colta", ma alla sfera dell'etnomusicologia che mi fa ricordare il prof. Roberto Leydi insegnante di quella disciplina al DAMS di Bologna e scomparso nel 2003.
chi giaman Maria?
Mama proite cuades
sa cara bianca che nie
nadenos pro chie?
Sa Segnora nostra ha piantu
totta sa notte a succuttu
mannu es su curruttu.
Su sambene s’est’asciuttu
in sas venas de una rosa
mama dolorosa.
Sas ispinas disattentas
affliggidu han sas intragnas
de su Fizzu ’e Deu
Ahi, isculta Fizzu meu
salvalu s’omine reu,
perdonalu culpidu.
Amen.
Mamas chi fizzos penades
mirade cantu dolore
mortu es su Segnore
Amen, amen.
siete quella afflitta
che chiamano Maria?
Madre, perché nascondete
il volto bianco come la neve,
diteci, per chi?
La nostra Signora ha pianto
singhiozzando tutta la notte
è grande il suo lutto.
Il suo sangue si è asciugato
nelle vene di una rosa
madre dolorosa.
Le spine disattente
hanno afflitto le carni
del Figlio di Dio.
Ascolta Figlio mio,
salva l’uomo reo,
perdona il peccatore.
Amen.
Madri che penate mettendo al mondo i figli,
guardate quanto dolore:
è morto il Signore.
Amen, amen
Nota conclusiva
Il XXI secolo è piuttosto distante dalla musica liturgica cattolica e trasferisce il dolore di Maria, madre di Gesù Cristo, nell'ambito delle sofferenze umane: particolarmente quelle riferite alla gente comune.






